Kotor (in italiano Cattaro) è una città fortificata e comune situata sulla costa adriatica del Montenegro in parte lungo le Bocche di Cattaro ed in parte sul mare aperto, e comprende graziose cittadine di importanza storica come Risano e Perasto. Nel complesso il comune comprende 62 località. La popolazione del comune di circa 23.000 abitanti è per il 60% concentrata nel capoluogo e nel contiguo abitato di Dobrota ), mentre nessun’altra località supera il migliaio di abitanti.
Dal 1420 al 1797 Cattaro e la regione circostante appartennero alla Repubblica di Venezia e l’influenza veneta è ancor oggi visibile nell’architettura della città. L’antica città marittima di Cattaro, circondata da un’imponente cinta muraria, è ancora ben conservata ed è inclusa nella lista dei Patrimoni dell’umanità protetti dall’Unesco.
La città si rispecchia nelle Bocche di Cattaro, una serie di profondi bacini perfettamente riparati dal mare aperto, che costituiscono il più grande porto naturale del mar Adriatico e ricordano vagamente, per la loro forma frastagliata, i più famosi fiordi norvegesi.

Storia

Antichità e Medioevo

La fondazione della città di Acruvium risale al periodo romano e faceva parte della provincia della Dalmazia, e fu menzionata per la prima volta come Ascrivium o Ascruvium nel 168 a.C.
L’imperatore Giustiniano, nel 535, fece costruire una fortezza sulla collina sovrastante la città in seguito all’espulsione dei Goti. Molto probabilmente una seconda città fu edificata negli immediati dintorni, in quanto Costantino Porfirogenito, nel X secolo, allude ad una “Cattaro Bassa”. La città fu saccheggiata dai Saraceni nell’840.
Nel 1002 venne gravemente danneggiata durante l’occupazione dei Bulgari e l’anno seguente fu ceduta alla Serbia dallo zar bulgaro Samuele, ma i cittadini insorsero spalleggiati dalla vicina Ragusa. Solamente nel 1184 Cattaro si sottomise al protettorato serbo, mantenendo intatte le sue istituzioni repubblicane ed il suo diritto di concludere trattati e dichiarare guerra.
Nel XIII secolo divenne sede vescovile e vennero fondati monasteri domenicani e francescani allo scopo di contenere la diffusione del Bogomilismo. La diocesi locale formava un unico territorio con quella pugliese, sulla costa opposta dell’Adriatico.
Nel XIV secolo Cattaro rivaleggiò con Ragusa come potenza commerciale provocando le invidie della Serenissima Repubblica di Venezia, che approfittando della caduta della Serbia nel 1389 la contese all’Ungheria mediante alterni assedi, e se ne impossessò infine nel 1420, quando i suoi abitanti fecero liberamente atto di sottomissione.

Dominio veneziano

Dopo la caduta del Regno di Serbia, temendo di finire nelle mire dell’impero ottomano, a partire dal 1392 Cattaro chiese ripetutamente protezione alla Repubblica Veneta cercando di entrare a far parte dei domini veneziani. La Serenissima, in considerazione dei gravosi oneri che la cosa avrebbe comportato, per ben sette volte declinò l’invito. Nel 1420 all’ottava richiesta, dopo aver ponderato a lungo l’impegno, il Senato Veneziano accolse Cattaro tra i suoi domini investendo un patrimonio ingente nella costruzione dell’imponente fortificazione, ancora oggi perfettamente conservata.
Tutt’oggi a Venezia si usa dire di un’amante troppo pretenziosa “Te me costi come i muri de Cattaro”.
La Repubblica di Venezia confermò alla città gli antichi privilegi e ne fece inoltre sede di un Rettore e di un Provveditore, incaricato dell’amministrazione della giustizia civile e criminale, nonché di un Camerlengo e Capitano, cui era demandata la riscossione delle entrate e la gestione delle finanze pubbliche. Entrambi questi ufficiali, nobili veneziani eletti dal Senato con avente sede a Zara.
Dopo la caduta di Scutari in mano ai Turchi, Cattaro divenne il capoluogo della cosiddetta Albania veneta comprendente i tre distretti o reggimenti di Risano, Castelnuovo di Cattaro e Budva e la comunità autonoma di Pastrovichi.
Cattaro era governata da statuti propri, i più antichi dei quali risalgono al 1301 e vennero pubblicati a Venezia nel 1606 con il titolo di Statuta et leges civitatis Cathari. Il governo della città era di tipo aristocratico ispirato al modello veneto, con un Maggior consiglio composto di soli nobili, un Minor e segreto consiglio di sei membri e un Senato (o Consiglio dei Pregati) di quindici. Dalla riunione comune del maggiore e minore consiglio erano eletti tutti gli ufficiali del comune, tra cui i provveditori alla sanità, i tre giudici della corte del Rettore e i provveditori alla zecca dove anche sotto il dominio veneto continuarono ad essere coniati vari tipi di moneta diffusi nel basso Adriatico e in Albania. La giustizia era amministrata dal Rettore, ma nelle cause civili i tre giudici locali avevano voto deliberativo e alle loro decisioni, in virtù di un decreto del Senato veneto del 1433 era ammesso interporre appello davanti a uno dei collegi di dottori di Padova, Vicenza, Verona o Treviso.
Il territorio del comune di Cattaro confinava con l’Impero Ottomano e con il Montenegro e comprendeva le terre di Perasto, Dobrota (Bonintro) e Perzagno, ognuna delle quali aveva un proprio consiglio che eleggeva le varie autorità locali.
In epoca veneziana su Cattaro si abbatterono numerose disgrazie: l’assedio dell’Impero ottomano nel 1538 e 1657, la peste nel 1572 e i terremoti nel 1563 e soprattutto quello devastante nel 1667, nel corso del quale crollarono la facciata della cattedrale con il campanile e il palazzo del Rettore.
Il dominio veneto ha lasciato una profonda impronta nella struttura urbana di Cattaro e nei suoi costumi, l’italiano fu la lingua usata in tutti gli atti pubblici e nell’insegnamento, soprattutto per la spinta del ceto nobiliare e della potente classe dei mercanti e capitani marittimi. Ancora oggi la popolazione di Cattaro parla un dialetto misto tra veneto e slavo.

Cattaro austriaca

Nel 1797 col trattato di Campoformio passò all’Austria, ma nel 1805, con la pace di Presburgo, fu assegnata al Regno d’Italia, e poi annessa nel 1810 alle Province Illiriche dell’Impero Francese, dove divenne capoluogo di un dipartimento. Dopo il suo assedio nell’ottobre 1813 – gennaio 1814, la città ritornò sotto il dominio Austriaco in seguito al Congresso di Vienna del 1815.
Il 23 marzo 1848, allo scoppio della prima guerra d’indipendenza italiana contro l’Austria, la popolazione si riversò per le strade acclamando all’Italia mentre lo stesso giorno la municipalità votava l’unione con Venezia. Preoccupato per queste sollevazioni il vladika del Montenegro, rivolgendosi ai bocchesi e ai ragusei affermò che a qualunque altra esaltazione per la rivoluzione italiana egli avrebbe ridotto “in cenere” e cosparso “di sangue” l’intera Dalmazia meridionale. Contemporaneamente inviò un battaglione che con le armi allontanò l’eventualità che l’iniziale sollevazione si tramutasse in una vera e propria insurrezione. Gli abitanti però continuarono a seguire gli eventi risorgimentali italiani, tant’è che tra gli originari Mille, di Garibaldi, v’era anche un certo Marco Cossovich, nativo di Venezia ma di famiglia bocchese, il quale è tra i pochi ad essere nominato dall’eroe nizzardo nella sua opera I Mille.
Il tentativo di istituire la coscrizione obbligatoria, effettuato e fallito nel 1869 e riuscito nel 1881, causò due brevi rivolte popolari.
Nel XIX secolo, la cittadina di Càttaro presentava una realtà multietnica, divisa quasi perfettamente tra italiani, croati e serbo-montenegrini. Nel censimento del 1910 si annoveravano solo 538 italiani in tutto il circondario di Cattaro, ma scuole italiane sorsero, nello stesso periodo, a Morigno, Perasto, Petrera, Combur e La Bianca. Tuttavia, nel censimento jugoslavo del 1927, gli italiani risultavano solo 240.

Cattaro jugoslava

Durante la prima guerra mondiale Cattaro fu teatro di alcune delle più aspre battaglie combattute tra il Montenegro e l’Austria-Ungheria. Dopo il 1918, assieme all’intero Montenegro, la città venne inglobata nella neonata Jugoslavia.
Nell’aprile 1941, a seguito dell’occupazione italiana della costa adriatica e dello smembramento dello stato jugoslavo, Cattaro e il suo retroterra (circa 600 km²) unitamente all’isolotto albanese di Saseno (già parte della provincia di Zara) vennero annessi all’Italia e furono costituiti in provincia omonima, nel quadro del governatorato generale di Dalmazia (con Zara, Spalato e Sebenico). Occupata dai tedeschi dopo l’8 settembre 1943, Cattaro costituì una sorta di staterello autonomo a predominanza serbo-montenegrina finché non venne riunita alla Jugoslavia di Tito, quale parte della Repubblica Socialista del Montenegro.
Il 15 aprile 1979 un altro terremoto danneggiò la città, che venne prontamente restaurata. Dalla disgregazione della Jugoslavia Cattaro ha seguito le sorti del Montenegro, e dal maggio 2006 è pienamente parte della nuova repubblica indipendente.

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