Khiva…che fu il più grande mercato di schiavi dell’Asia Centrale
Uzbekistan - khiva - mura della città

Khiva (in uzbeko: Xiva) è l’antica capitale della Corasmia e del khanato di Khiva e attualmente è situata nella provincia uzbeka del Khorezm. Secondo il mito la sua fondazione sarebbe dovuta a Sem, figlio di Noè, che scavò un pozzo nell’attuale area cittadina trovando una grande quantità di preziosissima acqua. Probabilmente le origini di Khiva non sono così antiche. Il suo fertile terreno, dovuto al fiume Amudarya, ospitò i primi gruppi di agricoltori stanziali intorno al 5000 a.C., mentre invece le prime tracce di un centro urbano, rilevate da scavi archeologici, risalgono intorno all’VIII secolo. In quell’epoca Khiva era una piccola fortezza e un centro commerciale sulla Via della Seta in direzione del Mar Caspio e del Volga.

Nel XVI secolo numerose tribù uzbeche si installarono nell’oasi circostante, abbandonarono la vita nomade e fondarono poco più tardi il khanato della Corasmia. Alla fine del secolo l’emiro abbandonava la città di Kunya Urgench preferendo stabilirsi a Khiva con tutta la sua corte.Nel 1592 divenne capitale del Khanato di Khiva che fu un fiorente mercato di schiavi fino a tutto il XIX secolo e anche un covo di feroci briganti .

La sua storia è intessuta di lotte intestine fra le varie tribù uzbeke, di lotte con il vicino khanato di Bukhara, con la Persia e con la Russia. Nel 1717 le mire espansionistiche della Russia dello zar Pietro il Grande portarono all’invio nella regione di 4000 soldati al comando del principe Alexander Bekovich-Cherkassky. La missione di conquista fallì miseramente ed il principe fu scuoiato vivo e la sua pelle usata per confezionare dei tamburi. I numerosi prigionieri russi furono venduti come schiavi al mercato di Khiva.
Il ritorno ad un’anarchia tribale fomentata dai clan dei Kungrad e dei Mangit, che vivevano nella regione del lago di Aral, consentì, nel 1740, la distruzione di Khiva da parte di Nadir scià di Persia che la occupò fino al 1747. Successivamente il potere ritornò agli emiri uzbechi che la ricostruirono versi la fine del XVIII quando ritornò al commercio degli schiavi che le stava dando grandi vantaggi.
Nel XIX secolo venne promossa l’agricoltura con la costruzione di numerosi canali irrigui. Negli stessi anni si intensificò il commercio con la Russia zarista che portò grande prosperità al khanato. Khiva era però nota per essere un fiorente mercato di schiavi al quale la Russia voleva porre fine e nel 1839 il generale Perovsky al comando di 5,000 soldati tentò di assoggettare il khanato per conto dello zar Nicola I. Anche questa missione, come la precedente del 1717, si risolse in un disastro prima di ancora di arrivare a destinazione: molti soldati perirono di freddo nell’attraversare le gelide distese del deserto di Kyzil Kum e la stessa sorte toccò ai 10000 cammelli al seguito delle truppe.
Finalmente nel 1873 il generale russo Konstantin von Kaufman, con un esercito di 13.000 unità, conquistò in pochissimo tempo città e regno che diventarono vassalli dello zar. Furono così riscattate le onte del passato. Venne permesso al Khan di continuare a regnare sotto il protettorato russo.

Nel 1918, nel caos che regnava dopo la caduta del regime zarista, fu assassinato l’emiro Isfandyar. Nel 1920 fu abolito ufficialmente il khanato di Khiva e proclamata la Repubblica Popolare della Corasmia sotto l’egida dei Bolscevichi, usciti vittoriosi dalla guerra civile che aveva insanguinato la Russia. L’ultimo Khan uzbeko, Abdullah, fu costretto ad abdicare e terminò i suoi giorni in una prigione sovietica. L’opposizione ai nuovi padroni continuò sotto la guida di alcuni capi locali o basmachi fino al 1924. In quello stesso anno Khiva fu incorporata nella neo costituita Repubblica Sovietica dell’Uzbekistan che divenne indipendente nel 1991.

Dopo che per molti secoli il nome di Khiva è stato legato ad immagini di carovane di cammelli carichi di seta e spezie, ai bazaar, alle stupende madrase, ai Khan tirannici e al più grande mercato di schiavi dell’Asia Centrale, attualmente è una bellissima città. Suddivisa nell’interna Ichan Qala (dove si trovano quasi tutti i luoghi di maggior interesse ) – l’antica cittadella dichiarata Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco nel 1991 – e nell’esterna Dishan Qala si distingue in Asia Centrale per la propria morfologia architettonica che la rende praticamente un museo a cielo aperto in cui si possono ammirare palazzi, edifici dedicati al culto religioso, elementi decorativi che spaziano dal legno intagliato al marmo, dalle terrecotte alle ceramiche.
Le mura della fortezza (all’interno della quale si trova la moschea d’estate, ricca di mosaici a tema floreale) sono riuscite a sconfiggere il tempo e anche le quattro porte sono giunte a noi molto ben conservate, unitamente ai monumenti più famosi tra i quali il Tosh Hovli ola, residenza dello Scià del Khorezm, Jum’a Masjid (“moschea del venerdì”), il monastero di Kalta Minor rivestito di piastrelle turchesi, il minareto incompiuto, quello di Islam Khodja e il mausoleo di Pahlavan Makhmud.
Il Centro storico, a differenza di quelli di altre città centroasiatiche, è rimasto integro – ben conservato ma privo di vitalità. Ha un’aura molto suggestiva, data dal silenzio di un luogo ormai disabitato ma capace di rievocare il fervore del passato, un aspetto che i visitatori apprezzano. Ricettacolo di numerosi monumenti che riflettono l’ibrido stile di un Paese capace di fondere una miriade di culture diverse

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